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40 vintage di uno dei
più importanti autori della storia della fotografia
il peruviano Martin Jiminez Chambi.
Cambi nasce nel 1981 a Coasa in Perù.
Nel 1900 lavora con il padre in una miniera d’oro inglese
ed inizia a studiare fotografia.
Dal 1908 al 1917 lavora come apprendista con il fotografo
ritrattista Max.T.Vargas ad Arequipa.
Nel 1917 apre uno studio a Sicuani e pubblica la prima cartolina
del Perù.
Nel 1920 si trasferisce a Cuzco e apre uno studio con il
pittore e fotografo
Huan Manuel Figueroa Aznar che riscuoterà molto
successo;
realizza ritratti di famiglie benestanti,
di intellettuali, delle autorità locali
e dell’aviatore
Enrique Rolandi.
Fotografa anche eventi pubblici ed edifici.
Tra il 1920 e il ’25 apre un secondo studio a Cuzco
dove si installa definitivamente con la famiglia.
Nel 1927 è cofondatore dell’American Institute
of Art e
nel 1928 è cofondatore e direttore dell’Accademia
di arti plastiche di Cuzco.
Viaggia frequentemente per esposizioni a Lima e a Santiago
del Chile.
Dal 1940 smette di viaggiare e rimane ad Arequipa e Cuzco.
Muore a Cuzco nel 1973.
Soltanto dopo la sua morte nel 1973 attraverso l’acquisizione
dell’archivio generale da parte
del Museo d’Arte Moderna
di New York
e del Museo d’arte moderna dell’Università del
Nuovo Messico
(Albuquerque) ed alle conseguenti
varie mostre
in America ed Europa
l’Opera fotografica di Chambi ottiene
la fama che si merita.
Ora il fotografo peruviano viene giustamente
considerato tra i “grandi“ protagonisti
della “grande“ fotografia
latinoamericana
assieme ad Alvarez Bravo, Agustin-Victor Casasola
e altri.
In vita ha pagato il fatto di essere nato in un piccolo villaggio
da
una famiglia contadina indios di origine Incas.
La scoperta della macchina fotografica è come spesso accade
del tutto casuale.
Nel 1909 lavora nello studio di M. T. Vargas
ad Arequipa dove purtroppo le sue origini
creano a Chambi grosse
difficoltà nonostante il suo talento subito dimostrato.
Nel 1920 va a Cuzco,l’antica capitale dell’impero Incas
dove
può esercitare senza sentirsi ed essere considerato
un diverso.
Qui da una parte ritrae i suoi abitanti, ottiene vari lavori su
commissione ( ritratti, matrimoni e molti altri )
e dall’altra
si dedica sistematicamente a fotografare l’antica capitale
in ogni angolo, anche il più remoto,
creando una documentazione
rigorosa di Cuzco a quell’epoca.
Nel complesso viene fuori un affresco della vita di questa città fatto
da un fotografo
dotato di grande talento che ha vissuto in quel
luogo quarant’anni.
Le sue immagini sono prive di quella drammaticità e teatralità tipica
della fotografia latinoamericana
anche se pervase da un grande
coinvolgimento emotivo.
I suoi paesaggi sono rigorosi, vogliono
sembrare di pura documentazione,
mentre i ritratti sono spesso
velati di una leggerissima ironia.
Mario Trevisan |