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robert gligorov
in collaborazione
con fabbrica eos - milano
progetto di piero cavellini, testo di cristiana perrella

ritratto dell'artista
le
opere
TRANSFORMER
"l'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi
nuovi. o dèi - anche queste trasformazioni furono
pure opera vostra- seguite con favore la mia impresa e fate
che il mio canto si snodi ininterrotto dalla prima origine
del mondo fino ai miei tempi."
(ovidio, metamorfosi, libro I)
il mediascape di questa fine millennio sembra essere
ossessionato dal tema della trasformazione. cinema, moda,
pubblicità, videogames, biotecnologia e clips
musicali non fanno altro che riproporci immagini ibride e
mutanti in cui ogni cosa puòscivolare in un'altra e
assumerne le sembianze. il recente video di bjork, hunter,
ne mostra il volto in continua metamorfosi, prima donna,
poi, lupo, poi guerriero spaziale, mentre nel film face off
di john woo,john travolta e nicholas cage si scambiano le
proprie identità, trasformandosi l'uno nell'altro. da
ovidio a burroghs, da cronenberg a kafka, dal medioevo
fantastico a zelig di woody allen, il perturbamento e la
fascinazione della metamorfosi attraversa tutta la nostra
cultura, incarnando il tema dell'identità, della sua
fragilità, della verifica della consistenza del
confine tra sè e il mondo, della bellezza e del
dolore di perdere una parte di sèper aprirsi ad una
nuova possibilità dell'essere e del sentire. gli anni
recenti sono più che mai tempo di meticciaggio di
ogni linguaggio e cultura, di ogni immagine, sono tempo di
contaminazioni, accelerate enormemente dal progresso
tecnologico che avvicina luoghi lontanissimi, fonde esseri
diversi, riduce sempre più la differenza tra naturale
e artificiale. le mille trasformazioni di robert gligorov
incarnano perfettamente, in questo senso, lo spirito del
tempo. ex attore e modello, abituato dunque ad un lavoro
incessante sul suo corpo e sulla sua immagine, gligorov usa
la fotografia per riprendersi su un set di cui è
protagonista assoluto: produttore, regista, scenografo e
naturalmente star, reinventandosi, trasformandosi,
interpretando ruoli sempre diversi. nelle sue immagini,
quasi sempre autoritratti, la fisionomia, i connotati, del
suo corpo, sono continuamente alterati, messi alla prova da
innesti contro natura, sfidati nella loro identità.
Il suo lavoro investiga il rapporto io/altro assumendolo
sulla propria pelle, che diventa una superficie d'incrocio
di codici differenti, zona di confine continuamente
attraversata, schermo di proiezione dell'infinite
possibilitàdell'essere, in un'oscillazione continua
tra maschile e femminile, vero e falso, naturale e
artificiale. assunte su di sè, sul proprio corpo, le
problematiche dell'identità sono poste in una
prospettiva di mutazione antropologica e di passaggio al
trasumano, il terreno d'indagine concettuale è lo
spostamento da un'evoluzione biologico-irrazionale ad
un'evoluzione aiutata dall'ingegneria genetica, dalle
neuroscienze, dalle biotecnologie, un'evoluzione sempre
più scelta, consapevole, in cui il concetto di corpo
e di individuo si estende ben oltre i limiti tradizionali,
allargando i propri confini e i propri termini di
definizione. quella prefigurata da gligorov é una
dimensione marcata dall'uso di un'intensità
immaginativa surreale, che spesso sprofonda nella
visionarietà, portando idee, psicologie ed esperienze
oltre i loro limiti, verso nuove forme anche paradossali e
contraddittorie, spesso comunque ironiche. contaminata da
altre immagini - cinema, pubblicità, altre opere
d'arte- l'autorappresentazione di gligorov preferisce
l'eteronomia dei media all'autonomia dell'arte e sperimenta
, anche in questo senso, interferenze e mutamenti di ruolo,
saggiando le possibilità di nuove configurazioni del
linguaggio che possono anche non trovare uno status critico
certo, nè un'esatta collocazione estetica, ma che
raccolgono la sfida della contemporaneità.
inghiottendo e producendo immagini gligorov fa crollare ogni
demarcazione tra i paesaggi interni e quelli esterni ai
media, in un incessante e spregiudicato lavoro di remixaggio
e immaginazione. di fronte alla crisi della rappresentazione
la sua risposta é una moltiplicazione di quello che
è già immagine, una saturazione, un'immersione
completa nell'immaginario contemporaneo. ricche di effetti
speciali, cariche di colori brillanti, grandi come
cartelloni stradali, le sue fotografie amplificano la
propria forza d'urto con tutti i mezzi a disposizione,
cercando l'impatto violento, dichiarando una propensione per
la bizzarria, l'eccentricità, lo scandalo. vere
trappole per lo sguardo, si danno con apparente
facilità e frontalità assoluta, ma invischiano
poi la mente in un gioco di specchi tra realtà e
finzione, tra natura e cultura, costringendo ad affrontare
la più inedita e straordinaria mutazione, quella che
definisce la condizione umana come condizione nomade tra
mondi possibili e mondi vissuti.
(cristiana perrella)
per informazioni
info@museokendamy.com
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