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kamaitachi (la falce della donnola) è uno
dei più singolari lavori che la fotografia,
nell'intera sua storia, abbia prodotto. la leggenda
del mitico e terrificante animale che nessuno
può vedere e che assale i viandanti nella
notte e li uccide con la precisione di un taglio di
bisturi, aveva terrorizzato il piccolo eikoh,
sfollato dalla metropoli per sfuggire ai
bombardamenti. un racconto che gli adulti di quella
regione recitano ai bambini proprio per evitare che
si avventurino nelle tenebre. con kamaitachi hosoe
realizza ciò che in teoria la macchina
fotografica non potrebbe: registrare avvenimenti
emotivi accaduti nel passato. il recupero dalla
memoria dell'antica leggenda è il pretesto
per una confessione autobiografica di sentimenti
provati e sedimentati... il danzatore tatsumi
hijikata diviene l'interprete della storia vissuta
da hosoe, ne è lo specchio dove il
protagonista si riconosce... hosoe non segue
copioni né costruisce scenografie. lascia
l'interprete di se stesso libero di muoversi fra la
gente del villaggio ed i campi di riso. le reazioni
che il danzatore prova e provoca si sovraimprimono
a tratti sugli antichi moti emozionali... ogni
immagine della serie è di rara eleganza
formale e di ancor più rara ricchezza
evocativa. e, straordinario per un lavoro seriale,
ogni immagine vive di vita propria. al di sotto
delle sovrastrutture culturali e delle tradizioni,
la matrice dell'uomo è comune ed i grandi
artisti posseggono la virtù ed il potere di
sfiorare le corde che emettono le armonie delle
intime lunghezze d'onda. in kamaitachi le lunghezze
d'onda si dilatano e si espandono in un incessante
gioco di rimandi perché gli elementi
compositivi della fotografia non sono chiusi e
forzati nel rettangolo di carta. immagini "aperte"
che ci permettono l'accesso ad infiniti spazi
mentali per un'interpretazione fantastica, libera e
soggettiva. la malinconia è una viva
presenza in kamaitachi anche quando è
frammista alla più ludica delle follie ed
all'espressione di vibrante
sensualità...
per gentile concessione di
giuliana scimè
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