gabriele jardini
relazioni
25 marzo - 27 aprile 2006
a cura di ken damy




Ecologia della libertà
Piccolo pensiero sull’opera di Gabriele Jardini

La natura e la vita a contatto con essa rappresentano un’opportunità di conoscenza e di esperienza infinita. Tuttavia, Gabriele Jardini pare sottoporre al suo e al nostro sguardo qualcosa di ancor più profondo; un’ovvietà radicale che suggerisce la possibilità di scoprire il velo delle cosiddette certezze umane per indicarci quella semplicità ricca di mistero che è propria di uno sguardo panoramico sul mondo. A determinare la nascita di quest’arte, fortemente radicata nel paesaggio, è dunque una costante trasformazione dell’immagine stessa della natura, da essenza a luogo vissuto che investe sia la vita spirituale che l’intera dimensione biologica dell’uomo. Le opere di Jardini manifestano, silenziosamente, un luogo in cui l’uomo è finalmente di ritorno a casa. In questo luogo ci si riposa da un viaggio secolare, viaggio in cui la natura è stata spesso dimenticata per poi essere riscoperta in tutte le sue mutevoli forme. La cura di queste immagini e la delicatezza del pensiero umano ritornano alla terra. Il mondo naturale, quello dell’arte, è fatto appunto di solida terra su cui poter reinvestire i nostri desideri di libertà e poter disegnare la nostra parabola esistenziale.
Si tratta di un mondo in cui l’uomo, l’artista, si trova senza privilegi e in cui si deve muovere con l’umiltà di chi è stato generato dalla natura medesima. La tecnologia viene letta, così, come un’esperienza biologica che investe tutto il mondo organico. La fotografia che congela la scena è materia sensibile, impressionabile, lastra di luce che preserva e protegge il contatto tra uomo e ambiente. Nonostante ci si senta lontani da un oggetto e dal suo mezzo di ripresa non possiamo mai separarcene completamente. Queste sculture fotografate rivelano la loro esistenza in modo eloquente se si ricerca la via per sottolinearne la loro fragile e duratura bellezza. Questa via è la semplice e sintetica complessità con cui queste opere fioriscono di fronte al nostro sguardo, costantemente dinamiche nella loro serena compostezza.
Si può sostenere che la caratteristica di queste immagini, mutuate da un’attenta critica al progresso scientifico e tecnologico, sia quella d’essere nella natura come condizione primaria dell’essere umano. In ciò che è selvaggio e naturale si preserva il mondo. L’artista, perciò, organizza ciò che trova per poterlo riscoprire in un linguaggio disciplinato e assoluto. Si commisura l’azione al contesto reale che trova la sua massima realizzazione in una vita di comunità. Ci troviamo di fronte a un’interrogazione non più sulla morale ma sul valore della natura, quindi sul valore della vita e dell’arte germinata dalla vita stessa.

Giovanni Ferrario
Milano, Febbraio, 2006











Gabriele Jardini
Uomo, sabbia
luglio 2003
Sardegna (CA)
Gabriele Jardini
Muro di neve
tra due betulle,
bastoni appuntiti
di varie dimensioni
inverno 2004
Prealpi Svizzere (CH)
Gabriele Jardini
Sassi,
foglie di castagno
settembre 2003
Appiano Gentile (CO)
Gabriele Jardini
Masso, sabbia
luglio 2000
Sardegna (CA)

la mostra rimarrà aperta fino al 27 aprile 2006
dal martedì alla domenica dalle 15,30 alle 19,30 – lunedì chiuso
ingresso libero


per informazioni per informazioni contattare la segreteria del museo
tel. 0303750295 agli stessi orari sopra indicati, oppure scrivere a:
info@museokendamy.com


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