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ci si sorprende che ancora oggi nelle accademie
di belle arti si svolgano le lezioni di disegno di
nudo dal vero. si direbbe una consuetudine
parruccona e stantia che la scuola italiana,
così refrattaria all'adeguarsi con la
società in evoluzione, voglia mantenere, al
di la del ridicolo. dopo le esperienze delle
correnti rivoluzionarie del primo novecento, dopo
la negazione figurativa con la pittura spaziale e
lucio fontana, l'action painting e basquiat
è da credere che dei giovani aspiranti
artisti vogliano rappresentare il corpo come i loro
antenati?
il corpo è il terreno dell'abilità
manuale e visiva. racchiude tutte le forme
geometriche e nel complesso delle relazioni
armoniche. si potrebbe anche credere che usando un
altro mezzo espressivo, la macchina fotografica
addirittura meccanico, il corpo non presenti alcun
problema di raffigurazione e, invece, come si deve
essere abili con la mano altrettanto impegna il
fotografo.
forse ancor più, se con il disegno, la
pittura e la scultura la creatività
dell'artista può violare le regole
dell'estetica comune, creando immagini di forte
impatto - e la storia dell'arte moderna e
contemporanea è talmente ricca di 'violenze'
da poter scrivere un'intera enciclopedia - alla
fotografia è negata tale libertà.
un corpo distorto &endash; soltanto kertész
ha osato tanto e ha avuto i suoi problemi per
essere accettato &endash; diviene laido.
l'in-naturalezza in fotografia disturba e
offende.
al fotografo è richiesta la perfezione,
l'esaltazione della bellezza e non è impresa
semplice riuscire a realizzare nudi che non
riecheggino in modo fastidioso l'iconografia della
tradizione. non facile riuscire a 'dire' qualcosa
di nuovo e di diverso senza scivolare nelle
ripetizioni, idealizzate o volgari, nel classicismo
fuori moda o nella provocazione. 'messa a nudo'
è un lavoro complesso che ken damy ha
realizzato &endash; in dieci anni - seguendo
opposte regole.
'serena' richiama alla memoria i pre-raffaeliti, le
simbologie e la serena (oops! volontaria adesione
d'immagine e personaggio) pittura francese
dell'800, prima che la fotografia e di conseguenza
l'impressionismo, rivoluzionassero il concetto di
realtà rappresentata. é anche una
vestale, serena, una figura raccolta e perduta
nella riflessione. immagine di una donna che esiste
nel nostro tempo, soffocata dalla superficiale
appariscenza.
sul fondo neutro, recita 'marta' la sua performance
davanti all'obiettivo. la texture del fondo mette
in risalto la forma del corpo, il colore della
pelle, le ombre che disegnano muscoli e linee.
é la donna contemporanea, flessibile e
forte, giovane dal volto classico, riporta l'indice
dell'attenzione su un modello di femminilità
che si è rinnovato nel tempo, pur rimanendo
fedele a se stesso.
a poprad, in slovacchia, ken damy si è
abbandonato alla linea sperimentale: il gesto, la
ripetizione sono il recupero, in chiave attuale,
dello studio sul movimento di eadweard muybridge. e
l'altra sequenza, 'rosae in poprad', è
squisitamente concettuale, con quel tanto di
mistero della rivelazione che ingaggia
l'osservatore in un serio gioco di dialettica
visuale.
il grande formato, quasi in dimensione naturale, di
tutte le immagini annulla la distanza fra opera e
osservatore che si ritrova coinvolto in una sorta
di rappresentazione 'dal vero'.
( giuliana scimé )
le fotografie esposte
sono in vendita
per informazioni
info@museokendamy.com
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