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da trent'anni almeno conosco l'operato di paolo
buzi, artista noto non solo ai bresciani, e che
questa volta abbia scelto me come gallerista ancor
più che il museo ken damy come luogo ideale
di esposizione (paolo è un pittore e non un
fotografo) non mi stupisce affatto: anzi, prima o
poi me l'aspettavo. e me l'aspettavo così,
con opere forti, dirette, esplicite, provocanti,
intrise di realtà, di fatti inequivocabili,
d'immondizia planetaria, cronache da leggere con
estrema attenzione, perché non sono semplici
specchi, ma caleidoscopi della
contemporaneità. In queste dieci grafiche,
tutte rigorosamente uguali nella dimensione, come
atto di rispetto per l'etichetta, in uno spazio in
cui il formato stampa ricorre creando precise
geometrie sulle pareti bianche, paolo buzi
sembrerebbe, in età matura, tornare alle sue
origini.
chi come me, ha presenti opere quali - dio e l'uomo
&endash; natura &endash; decadimento &endash; il
muschio e la roccia &endash; datate tra il 1968 e
il 1971, ricorderà pazienti elaborati in
punta 0,1 e 0,2 di china dove le figure umane,
immerse nella materia, aggredite da eleganti
parassiti, conchiglie, nodose ramificazioni
vegetali, scaglie preziose e fossili, cercano con
violenza spazi improbabili dove respirare. allora
era la rabbia adolescente di un artista precoce,
studente di liceo classico che, forte della sua
fede libertaria, aveva, almeno nelle mani, la
certezza di cambiare il mondo. I parassiti di oggi,
invece, hanno forme antropomorfe, non c'è
distinzione tra l'aggressore e l'aggredito: tutto
è un estetico, accattivante pattume.
pensiero libero, ma disincantato, di chi ha vissuto
intensamente, ha visto molto, ha sperimentato molto
e adesso tesse i suoi racconti privi
d'ingenuità e di stupore con l'ironia
irriverente di un satiro. non per nulla paolo buzi,
che è anche scrittore, sceglie la soluzione
espressiva del "fumettone": quasi alter ego di un
buzzati barocco.
"foemina über alles" è una visione
femminile o femminista dei fatti?
sembrerebbe piuttosto uno slogan urlato alla donna,
perché una volta per tutte raccolga da terra
il testimone, ultima speranza di sovvertire
l'ordine delle cose, o meglio, di riordinare il
caos dentro il quale affoga tutta la storia
dell'era virile.
certo, quelle profetesse, provocatoriamente
dominanti, sembrano dire che sì, è
vero, la donna è l'ultima speranza di
sovversione, quindi di cambiamento, ma non
necessariamente di libertà. le dieci opere
esposte nella sala permanente, realizzate in micro
pigmento nero e colore a pantone su carta da
spolvero, hanno un formato di 20,5x57,5 cm.
( Ken Damy )
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