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Biennale Internazionale
di Fotografia di Brescia 2004
Palazzo
Bonoris
Via Tosio 8 -
Brescia
Contempor'art
dal privato al
pubblico
la fotografia contemporanea dentro e fuori se stessa
a cura di Piero Cavellini
Autori e
gallerie che li rappresentano:
Marina Abramovic -
Massimo Minini Brescia
Adriano Altamira -
informatissimafotoguida.com
Balletti e Mercandelli -
Il Ponte Roma
Angelo Barone -
Nuovi Strumenti Brescia
Dario Bellini -
c/o Careoff Milano
Maurizio Bolognini -
Neon Bologna
Botto & Bruno -
Peola Torino
Maria Magdalena
Campos Pons - Pack Milano
Angelo Candiano -
Nuovi Strumenti Brescia
Monica Carocci -
Peola Torino
Armida Gandini -
Fabio Paris Art Gallery Brescia
Robert Gligorov -
Pack Milano
John Hilliard -
Artra Milano
Candida Höfer -
Peola Torino
Roni Horn -
Raffaella Cortese Milano
Izima Kaoru -
Reali Arte Contemporanea Brescia
Philip Lorca
di Corcia - Monica De
Cardenas Milano
Marcello Maloberti -
Raffaella Cortese Milano
Ottonella Mocellin -
Lia Rumma Napoli-Milano
Mariko Mori -
Raccolta dei Campiani Brescia
Bruno Muzzolini -
Fabio Paris Art Gallery Brescia
Ousmane Ndiaye
Dago - Ken Damy Fine
Art Brescia
Pierre et Gilles -
Il Ponte Roma
Carlo Pisa -
Fabbrica Eos Milano
George Rousse -
Photo & Contemporary Torino
Thomas Ruff -
Lia Rumma Napoli-Milano
Andres Serrano -
Paolo Curti & Annamaria Gambuzzi Milano - Reali
Arte Contemporanea Brescia
Nicoletta Sandrine -
Neon Bologna
Sandy Skoglund -
Photo & Contemporary Torino
Elisa Sighicelli -
Studio G7 Bologna
Beat Streuli -
Massimo Minini Brescia
Daisuche Taghikuchi -
Fabbrica Eos Milano
Franco Vaccari -
Paolo Curti & Annamaria Gambuzzi Milano
Inez Van Lamsweerde -
Reali Arte Contemporanea Brescia
Silvio Wolf -
Fotografia Italiana Milano
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org - Fabio Paris Art
Gallery Brescia
La nave dei folli - Gruppo autonomo autogestito
Semplicemente così: una raccolta di immagini, selezionate secondo una
direttrice di gusto e coincidenze di pensiero estremamente personali, mostra,
come un’altrettanto personale scelta del tutto differente avrebbe potuto
fare, una recente riflessione sulla fotografia come opera, a partire dagli anni
Novanta, che mette in luce un duplice aspetto, l’uno posto all’interno
e l’altro all’esterno dell’opera stessa.
Il primo aspetto è il progetto stesso che l’ha generata, il pensiero
che le sta a monte, oppure il disagio che produce l’arte vista come screzio
dell’autore col mondo. Quindi l’arte come sintomo a cavallo tra il
principio del piacere ed il principio di realtà. Oppure una riflessione
del mezzo come strumento in sè che dagli anni Settanta non ha mai cessato
di ricercare l’”oltrefoto”.
La raccolta coinvolge alcuni autori che proprio nel bacino concettuale ed autorappresentativo
dei Settanta hanno tratto la loro linfa, in un clima genericamente antioggettuale
e quindi anti-pop, i cui recenti lavori a partire dagli anni Novanta trovano
una conciliazione col mondo e diventano definitivamente opera proprio perché anch’essi
sottoposti al compiuto distacco dal moderno.
Altri che proprio nei primi anni Novanta sono nati autori e quindi hanno partecipato
all’abbandono di una condizione prospettica che per secoli ha favorito
la percezione evoluzionistica dell’opera d’arte.
Infine esperienze più recenti, scelte per affinità tra quelle che
più di altre tengono conto delle contraddizioni intrinseche alla “Società dello
spettacolo” e tentano la definizione di un dirottamento semantico, necessario
per una risituazione prospettica.
Il secondo aspetto è di carattere strutturale ed è definibile con
le procedure intrinseche alla lettura del sistema dell’arte. Sistema che
ha messo in luce nelle proprie dinamiche interne un percorso dell’opera
dall’autore al fruitore in senso unidirezionale attraverso l’azione
mediatica e mediale della Galleria, non qui intesa come luogo di commercializzazione
ma bensì gestore delle esigenze di veicolazione interne all’opera.
Galleria quindi come serbatoio dell’arte il cui operato necessita oggi
di una rivalutazione che spazzi via la demonizzazione a cui è stata sottoposta.
E’ necessario ribadire il suo ruolo nella valorizzazione sociale dell’arte,
per sgomberare il campo da equivoci economicisti che sono presenti in un’attuale
enfasi astorica della politica.
Per far ciò servono movimenti di base che dall’interno del sistema
dell’arte producano gli strumenti strutturali affinchè i percorsi
dal privato al pubblico escano dalle pastoie del consenso, come se negli ultimi
dieci anni non fosse cambiato nulla, e si rivolgano al concetto produttivo di
opera e non alla sua volgarizzazione di massa.
La scelta nel sistema-galleria tiene anch’essa conto di una triplice distinzione
generazionale. La prima è colta nel bacino degli anni Settanta in cui
il rapporto
autore-opera-galleria era oggetto di una effettiva tensione produttiva ed era
funzionale alla dinamica sociale dell’epoca. Le stesse gallerie, viste
ora, hanno necessariamente dovuto stemperare un simile rapporto ed hanno fatto
scelte differenziate per mantenere un livello adeguato, scelte che hanno favorito
la funzione serbatoio e veicolo piuttosto che quella legata all’atto produttivo.
In questa logica si prende in considerazione anche il mutamento in atto in una
collezione privata che, a partire dagli anni Settanta è stata un punto
di riferimento funzionale al sistema assecondandone le spinte dinamiche. La seconda
evidenzia la nascita nei primi anni Novanta di gallerie-agenzie che si sono poste
come ponte di riferimento verso l’esplosione di produzione extraitaliana.
La terza ipotizza una rinnovata funzione di galleria come aggregazione generazionale,
unitamente ad un accenno a fenomeni di autonomismo che recentemente stanno sorgendo
da più punti.
Dal privato al pubblico nasce così, per dare una giusta collocazione alle
opere, per evidenziare la militanza pubblica del sistema privato dell’arte.
Piero Cavellini
dall'11 giugno al 5
settembre 2004
orario dal martedì alla domenica dalle 15.30 alle 19.30
lunedì chiuso
inaugurazione
venerdì 11 giugno
alle ore 18
torna su
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| Maurizio Bolognini |
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Adriano Altamira |
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Marina Abramovic |
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