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Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2004

Galleria dell’Incisione
Via Bezzecca 4 - Brescia

Elliott Erwitt
L'umorismo intelligente
a cura di Chiara Fasser con testo di Ferdinando Scianna

La prima volta che ho visto una fotografia di Elliott Erwitt credo avessi 17 anni e vivevo ancora nel mio paese siciliano. Era quella fotografia in cui un uccello e un rubinetto si incontrano misteriosamente nel teatro del mondo producendo un corto circuito di umorismo, intelligenza, surrealtà. Una folgorazione. Folgorazione per la semplicità, per la leggerezza.
Da allora non ho smesso di cercare le fotografie di Elliott Erwitt. L’entusiasmo non ha mai cessato di rinnovarsi. Mi sono innamorato di tutte, tante ho cercato di imitarle.
Alle mostre di Elliott le persone si guardano con simpatia, si sorridono. Penso che bisognerebbe includere le sue fotografie nei kit di sopravvivenza. Nei momenti di sconforto un libro di Elliott Erwitt può costituire un rimedio potentissimo per ritrovare il sentimento di umanità, lo struggimento lieve e malinconico della vita. Ti può salvare.
E’ rischioso scrivere di Erwitt. Tra i suoi talenti, infatti, c’è anche di essere un virtuoso visivo della parola. Le sue battute, laconiche, sono paradossali, esilaranti e micidiali. Come le sue fotografie. E detesta i discorsi pomposi.
Tuttavia, vorrei provare lo stesso a parlare di una qualità delle fotografie di Erwitt che sembra ovvia e ovvia non è.
Una cosa è essere spiritosi, un’altra avere umorismo in fotografia. La fotografia, del resto, quel tipo di fotografia che si misura con l’istante irripetibile, la più nobile, io credo, quella che più autenticamente esprime la natura specifica del linguaggio, è un mestiere bizzarro, una sorta di corrida tra il caos e il senso. Ci giocano molto l’intuito, la sensibilità.
Ahimè, qualche volta sembrerebbe che l’intelligenza non sia proprio indispensabile. Non parliamo del senso dell’umorismo. Si può essere grandi fotografi e non avere senso dell’umorismo.
Questo, tuttavia non è possibile se si pratica una fotografia, come quella di Erwitt, nella quale l’umorismo è una delle componenti fondamentali.
La materia prima dell’umorismo è propriamente l’intelligenza. L’intelligenza delle cose, quella che permette di lucidamente percepirne il rovesciamento di senso e attraverso questo rovesciamento rivelarne la natura intrinseca.
Ma l’umorismo, e non soltanto in fotografia, non riguarda solamente le situazioni che il fotografo incrocia, è una struttura estetica, formale, una visione, anche politica, del mondo. Nelle immagini di Elliott noi percepiamo, nella folgorazione dell’istante, nella forma stessa dell’immagine, perfetta sempre anche se mai forzata, imposta, la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, tra quello che banalmente guardiamo e quello che il suo sguardo ci fa vedere. Ma le fotografie di Elliott non sono soltanto le fotografie spiritose, non sono soltanto l’invenzione di una straordinaria umanità canina, o i ritratti acuti e indimenticabili. C’è un Erwitt delle immagini urbane, della femminilità intensa e profumata, di piccoli gesti e sentimenti che ci offrono istanti della vita com’è, della vita che se ne vola via così, come una struggente frase di blues.

Ferdinando Scianna, aprile 2004

dal 10 giugno al 5 settembre 2004
orario dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20
lunedì chiuso - altri giorni su appuntamento
inaugurazione giovedì 10 giugno alle ore 19
chiusura estiva dal 20 luglio al 30 agosto

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Elliott Erwitt   Elliott Erwitt   Elliott Erwitt
 
   
 
       
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Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2004
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