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Biennale Internazionale
di Fotografia di Brescia 2004
Effe
Architettura d'interni
C.so
Matteotti 44
Brescia
Jerry Magro
Sotto 'l velame de li versi strani
testo in catalogo di Piero Cavellini
Fin dalla nascita del poema visuale situabile nel “Coup de des” di
Mallarmé e nei versi analogici di “La pluit” di Apollinaire,
parole ed immagini si sono rincorse non solo per riunire significante e significato
ma in un vero e proprio “Ballet mecanique” dove ad automatismo e
causalità si sono succeduti l’opera persuasiva della parola ed il
vibrante simbolismo dell’immagine.
E’ nel Lettrismo che tutto ciò si fonda col reale e prende a rivisitare
i testi come se fossero figure.
Nascono Poesia Visuale e Narrative Art come in un flusso che, attraverso Duane
Michals, conduce fino a noi dove, forse, si sente ancora prepotente il desiderio
di parole che facciano scaturire immagini, opere fatte di queste che evochino
quelle.
Jerry Magro si pone dunque al culmine di questo processo. Bella responsabilità la
sua, visto anche che, per rinnovare questo connubio si serve del “Divin
poeta” che di parole, come ben sappiamo, era sapiente costruttore.
Non solo di parole ma di flussi di magiche ed alchemiche visioni, regolati da
una geometria che tende alla perfezione celeste.
E Magro accetta il compito perché usa riferimenti dalla criptica musicalità e
dispone le immagini con alternanza cabalistica, tipica del Nostro.
Infine il regesto che consta di una prefazione e di una introduzione.
La prefazione è dell’autore ed evince la struttura funzionale e
quella semantica.
L’una ci da conto del mezzo e delle sue caratteristiche formali (racconti
fotografici deformati sospesi tra due istantanee). Sono in realtà riprese
effettuate applicando una struttura che contiene un foro stenopeico ad un normale
corpo fotografico.
L’altra mette a nudo il linguaggio ed il suo controverso legame col testo
(collegamenti arbitrari e contingenti). Ciò mette Magro più nel
contesto surrealista che narrativo dell’uso dell’immagine.
L’introduzione è formata da tre citazioni volutamente estrapolate
dai loro specifici contesti così da apparire come icone fluttuanti anch’esse.
La prima è da Ando Gilardi e sottolinea un po’ arrogantemente la
metrica poetica come esclusivo contenuto.
La seconda è da John Cage e mette in luce, se ancora ce ne fosse bisogno,
la geniale ed onnivora appropriazione delle sue fluenti rappresantazioni vitali.
La terza da André Breton è tipica della straripazione nell’applicazione
surrealista che usa nei suoi manifesti.
Magro ci fornisce dunque tutti gli strumenti atti all’interpretazione:
la poesia rimata è un ipertesto; Dante un magazzino di parole; le immagini
nascono dall’inconscio.
Ed ora le stampe conclusive, quelle che contano poi al di là di tutte
le belle parole, quelle che voi vedete o vedrete, la conclusione effettiva del
suo e nostro percorso, dove si evoca ogni questione che riguarda il rapporto
col testo e si aggiunge in più una perfida sciabolata di colore. Perfida
perché la pittura è sempre così, basta citarla appena che
straborda agli occhi senza ritegno e aggiunge malinconia a passione.
Ma Magro si contiene, si vede che non è pittore, la porge come appendice
al testo, come parola dipinta, accento della poesia.
P.C. aprile 2004
dal 10 giugno al 5 settembre 2004
orario dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19
domenica e lunedì chiuso
inaugurazione giovedì 10 giugno
alle ore 19.
chiusura estiva dall'8 al 31 agosto
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