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Biennale
Internazionale di Fotografia di Brescia 2004
Centro
Arte Lupier
Via Volta 35 - Inzino di Gardone V.T. - Brescia
Jan Saudek
antologica
a cura di Ken Damy e Paolo Clerici
Ci sono autori che non si possono concepire senza i luoghi in cui operano e che
li esprimono: così Atget non vive a Parigi ma è a Parigi, Weegee
non è concepibile senza New York o Ansel Adams senza le sue montagne incantate.
Prima ancora che il dato biografico lo confermi, è evidente il legame
stretto che avvicina Jan Saudek a Praga. Di questa città misteriosa e
magica conserva il fascino estremo: quello della storia che qui ha lasciato tracce
che continuano a sopravvivere. Percorri una strada e improvvisamente ti accorgi
che è quasi deserta… si sente lontano lo stridio delle ruote del
tram. Ci sali, e mentre la vettura avanza caracollando, ti accorgi che dai finestrini
entra un po’ di sole velato e lo sguardo corre ai sedili: quella famigliola
che viaggia sorridendo no avrà appena abbandonato a casa stecchito Gregor
Samsa, l’uomo-insetto generato da Kafka? Praga ti fa questi effetti e non
potrebbe essere altrimenti per una città che nella stessa piazza mette
a confronto il movimento goffo dei personaggi dell’orologio della torre
e la ieratica immobilità del monumento a Huss.
Saudek, sintomaticamente, da Praga si muove pochissimo. Non lo scalfiscono le
cattiverie di un regime di burocrati, la repressione del bel sogno di una primavera
sessantottina, il dichiarato ostracismo istituzionale. Il suo mondo è in
uno studio abitato da mostri buoni come quelli pensati da Ariosto, da corpi capaci
di dar vita a storie incredibili di affetto e sesso, di fascinazione e di repulsioni,
di muscoli elastici e di carni cadenti. Tutto è un teatro (e Praga, oltre
ad avere molti luoghi dove si recita, è essa stessa un grande teatro)
ed è forse per questo che Saudek realizza delle immagini in bianconero
per poi colorarle a mano con risultati magnifici che ricordano i fondali. Per
questo una delle serie più belle è ambientata nello studio davanti
a una finestra che si apre sul cielo azzurro davanti a cui i corpi posano impudicamente
come di fronte a un pubblico immaginario. Ma non sono corpi quelli che vediamo
rappresentati perché, come Saudek ha detto di se stesso “la mia
vera attività è ritrarre anime”.
Roberto Mutti
dal 13 giugno al 5 settembre 2004
orario giovedì-venerdì-sabato dalle 17.30 alle 19
festivi dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 16 alle 19
Inaugurazione
domenica 13 giugno alle ore 11
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| Jan Saudek |
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Jan Saudek: Suzanka |
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Jan Saudek: super walkman |
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