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Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2004


Galleria Ucai
Vicolo San Zenone - Brescia

Giovanni Sesia
Il teatro della memoria
Installazione - antologica
a cura di Giancarlo Pedrazzini e Ken Damy

La memoria di un’immagine vive come trasparenza dissolta
Elaborare il passato conduce inevitabilmente ad un rischio per il proprio futuro, quello di frammentare la memoria e sparpagliarla nella poesia come un’evocazione perduta. Per non condurre tutto ciò al diafano spettro della nostalgia è necessario cavare fuori dai meandri del tempo un’immagine forte, dall’evidente segno morale.
Giovanni Sesia, di fronte al corposo archivio di lastre provenienti da uno o più Istituti Psichiatrici di inizio novecento dove il “matto” era tale per censo e devianza speciale, ricompone il gesto più naturale non solo per l’artista ma per l’uomo: quello di donare epica o delle figure senza nome, portatrici del dolore e destinate altrimenti ad una totale scomparsa senza alcuna riabilitazione. La dignità del ritratto aggiunge fulgore alle distorsioni nella carne di un’anima piegata, e l’opera sta nel gesto, nel segno, nel creare un mondo autonomo a chi giaceva frantumato in un abisso di assenza.
Usare un supporto fotografico nell’operare artistico è un fatto antico che, dall’epoca dada-surrealista ai giorni nostri, ha percorso innumerevoli strade dove l’immagine molto spesso si è posta trasversalmente al tempo in un gioco di specchi incrociati. Ma per usare un tale supporto di disperazione all’inconsulta espansione del proprio gesto pittorico, dove il segno nega le parole e il gesto si sovrappone alla lenta e corrosa straneità dei degenti, ci vuole il lucido coraggio che è di pochi.
Penso all’urlo lacerato nel colore di Arnulf Rainer, alle nominazioni evocate dalla passione civile che ha percorso la vita di Christian Boltansky, o alla decomposta fissità delle istantanee da camera mortuaria di Andres Serrano.
Poi lui, il “matto”, scompare dal primo piano, diviene lo sfondo della vera deviante, la pittura. Il segno civile si muta in segno mentale. Dell’essenza di dignità umana non resta che un pallido segnale scomposto: è la vita che preclude ai sentimenti di durare nel tempo.
La scomparsa sta sulla seggiola, sul cavalletto, attenta a ricreare se stessa in un nuovo primo piano in cui la memoria di un’immagine vive come trasparenza dissolta.

Piero Cavellini

dal 10 giugno al 5 settembre 2004
orario dal martedì alla domenica dalle 15.30 alle 19.30 – lunedì chiuso
inaugurazione giovedì 10 giugno alle ore 18

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Giovanni Sesia   Giovanni Sesia   Giovanni Sesia

 
   
Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2004
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