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Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2006


Centro culturale l’Arsenale
Vicolo Malinconia 2 Iseo Brescia tel. 030981011
Antologica
Sara Saudekova
a cura di Roberto Mutti
dall’11 giugno al 30 luglio 2006
orario da martedì a venerdì dalle ore 9,30 alle 12.30
sabato e domenica dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 16 alle 20
lunedì chiuso
inaugurazione domenica 11 giugno alle ore 12

UNA FOTOGRAFA DI ATMOSFEREQuali sono le strade che portano alla scoperta della propria creatività, attraverso quali percorsi, lineari o contorti che siano, si perviene a quello che viene poi definito come il proprio stile? Sono domande, queste, che non richiedono risposte precise e definitive ma che tuttavia sorgono spontanee quando ci si trova di fronte a fotografie di un autore o un’autrice che si qualifica per quel guizzo intuitivo, per quell’idea di fondo che si ritrova in ogni immagine come un filo rosso grazie al quale tutto acquista un suo compimento, anche quando non è al servizio di una storia da raccontare con tanto di inizio, sviluppo e conclusione.
Sara Saudekova è, proprio da questo punto di vista, un’autrice sorprendente per la carica seducente di cui i suoi lavori sono permeati, per la bellezza raffinata delle sue stampe in bianconero, per la disinvoltura con cui passa attraverso diversi registri mantenendo invariati i punti fermi di uno stile raffinatissimo. Verrebbe la voglia di sapere – e conosciamo il rischio di fare una domanda troppo banale – quanto il fatto di essere la moglie di Jan Saudek e soprattutto di esserne stata allieva e modella abbia influito sul suo modo di fotografare. Se, infatti, la risposta non può che essere positiva perché il fotografo praghese sa stabilire con gli allievi un rapporto simile a quello esistente nelle antiche botteghe d’arte dove non esistevano segreti degni di rimanere tali, la personalità di Sara Saudekova emerge proprio nella sua capacità di evitare di percorrere pedissequamente la via indicata dal maestro. Questo senza perdere nulla del fascino di quelle atmosfere che Jan Saudek ha saputo collocare in perfetto equilibrio fra realismo e surrealismo, fra vita vissuta e immaginata per arrivare a risultati carichi di un lirismo onirico.
E’ un fascino che la fotografa mostra nella cercata commistione fra dimensione privata e pubblica espressa in una teatralità che trasforma gli osservatori in spettatori e perfino in voyer per nulla imbarazzati dello spettacolo della vita. Se qua e là emergono i temi cari alla fotografia cecka – o meglio, in senso più ampio, a quella mitteleuropea – è perchè Sara Saudekova non dimentica i rapporti col passato della sua cultura: ne è riprova l’immagine del treno che avanza in un paesaggio antico costeggiando casupole e un bosco facendoci immaginare il fragore degli stantuffi e gli sbuffi di vapore che poi si sperde lasciano nel cielo solo il fumo che lentamente si sperde. Qui emerge la grande scuola bianconerista dei paesi dell’Est ma anche la capacità di trasformare i limiti – come il penalizzante ritardo tecnologico – in pregi grazie alla capacità degli autori di tirar fuori il meglio dai materiali a disposizione e non è un caso se la Saudekova usa una macchina fotografica di vecchio modello e fa talvolta ricorso agli effetti delicati dei viraggi.
Forse stupisce che sia arrivata alla fotografia a trentadue anni dopo aver completato gli studi universitari di economia e operato in campi diversi da quelli fotografici e che poi nel giro di pochissimo tempo, dal 1999 ad oggi, abbia realizzato diverse mostre e pubblicato una bella monografia, ma a ben guardare è proprio la meditata maturità a costituire le ragioni del suo successo. Il quale non è legato al suo nome (un vantaggio e un peso perché c’era sempre il rischio di rimanere “la moglie di Saudek”, una condanna peggiore di ogni stroncatura) ma a una cultura visiva matura e carica di grande fascino. Colpisce, per esempio, la sua capacità di coniugare due elementi che raramente compaiono assieme, come l’erotismo e lo humor, calandoli in un’atmosfera di rara suggestione dove il corpo femminile gioca con gli stereotipi per occupare prepotentemente gli spazi con disinvolta consapevolezza. In altri casi la fotografa sa ricorrere a una sintesi ironica e bruciante di cui spesso sono protagonisti gli uomini, come nel caso di quello seduto a terra sconsolato con ancora in mano l’ormai inutile mazzo di fiori. Immagini di grande fascino sono infine quelle autobiografiche caratterizzate dal confronto, di una nudità casta, fra il corpo della donna e del bambino e quella in cui quest’ultimo, più cresciuto, si ritrova a sognare seduto sul davanzale di una finestra – ci sono sempre finestre nelle foto dei Saudek – mentre con un binocolo osserva il mondo che lo aspetta, al di là dei vetri.
Roberto Mutti

 

   
Sara Saudekova   Sara Saudekova   Sara Saudekova
       
  biennale internazionale di fotografia 2006 brescia   cindy sherman
       
Sara Saudekova   Sara Saudekova   Sara Saudekova
       
   
       
Sara Saudekova   Sara Saudekova   Sara Saudekova
       
biennale internazionale di fotografia 2006 brescia    
       
Sara Saudekova   Sara Saudekova   Sara Saudekova
       


 
   
Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2004
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