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Biennale Internazionale
di Fotografia di Brescia 2006
Primo’s
Gallery Via Trieste
10/D Brescia tel. 0302404183
Il
corpo come metafora
Manuela Carrano – Francesca Galliani
a cura di Giuliana Scimé
dall’8 giugno al 14 settembre 2006
orario da martedì a sabato dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30
chiuso dal 15 luglio al 31 agosto
inaugurazione giovedì 8 giugno
dalle ore 18 alle 21
Due autrici, Manuela Carrano e
Francesca Galliani, che hanno inventato
uno stile e un modus operandi personalissimo.
Diversissime fra loro, hanno in
comune una particolare attenzione
per il corpo che mettono in risalto
con strumenti dell’arte visuale
anticonformisti.
La Carrano usa uno degli oggetti
femminili per eccellenza: lo spillo.
Le sue immagini, languide ed evocative
di pulsioni erotiche, sono esaltate,
in ampi dettagli, da un fitto disegno
di pungenti spilli che, sinuoso,
crea luminose tonalità,
sottolineando l’ambiguità della
percezione.
Eppure, lo spillo produce superficiali
graffi di bruciante dolore. Sarebbe,
quindi, la negazione di tutto ciò che
sentiamo come ‘affettivo’ e ‘amorevole’,
ma per Manuela Carrano gli spilli
sono: ‘Simboli di precarietà,
destinati, nel lavoro del cucito,
ad essere sempre rimossi dalla
loro posizione iniziale....ben
rappresentano la condizione umana.”
Sottile è il gioco, e di
non facile svelamento.
La condizione umana che la Carrano
mette in scena ci incanta nel seguire
la trama lucente degli spilli che
disegnano un altro segno sulla
fotografia, e ci perdiamo la sussurrata
metafora della vita, del corpo,
involucro caduco come di labile
inconsistenza è il ricamo.
Per la Galliani, invece, l’immagine è un
territorio sul quale intervenire
in assoluta libertà espressiva:
incursioni di colore, viraggi,
manipolazioni…che stravolgono
la fotografia originaria per creare
un’altra immagine diversa
di soggettiva interpretazione.
Ancora il corpo, amato alter ego
e figurazione del se stesso, che
viene osservato sulla morbida superficie.
E lo trasforma, la Galliani, con
lievi od incisi tratti, per renderlo
più suo e per farlo apparire
come nella realtà non è.
Quante immagini di corpi abbiamo
visto? Cos’altro mai potremmo
conoscere di un corpo ripreso da
mille e mille angolature? Espressione,
forse pretesto, per esprimere le
pulsioni più nobili e sentimenti
biechissimi.
La Galliani cancella l’iconografia
tradizionale, per proporre una
visione del tutto intima che si
svincola da stili, e modi, abusati
e immagina, in immagini, una propria
visione trasgressiva, e non per
questo meno aderente alle fantasie
che ci animano.
Entrambe, ‘scrivono’ libri
ed anche in questa produzione si
discostano dalle consuetudini,
e si ritrovano in un’aderenza
ideale.
La Carrano, fedele ai propri strumenti,
costruisce libri con tela e fotografie,
cuciti e ricamati a mano; la Galliani
recupera antichi fogli e vecchie
edizioni, li arricchisce di fotografie
ed interviene con incisive frasi
e tocchi di pittura.
Giuliana
Scimé |
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