
|
Biennale Internazionale
di Fotografia di Brescia 2006
Fabio
Paris Art Gallery Via
A. Monti 13 Brescia tel. 0303756139
Rane
in pancia
Armida Gandini
a cura di Fabio Paris
dall’8 giugno al 14 settembre 2006
orario da lunedì a sabato dalle ore 15 alle 19
dall’1 al 31 luglio orario da lunedì a venerdì dalle ore
15 alle 19
chiusura estiva dall’1 al 31 agosto
inaugurazione giovedì 8 giugno
dalle ore 18 alle 21
Con il progetto installativo Rane
in pancia, appositamente studiato
per la galleria di Fabio Paris
in concomitanza con la partecipazione
dell’artista alla Biennale
Internazionale di Fotografia di
Brescia 2006, Armida Gandini prosegue
nell’accurata ricognizione
di quel paesaggio dissestato e
irregolare che è l’emotività umana,
quando questa si predispone nell’atteggiamento
particolarissimo di voler raccogliere
tutti gli spunti e le sollecitazioni
meno ovvie e meno certe provenienti
dalla realtà circostante,
dal mondo fuori dai suoi soggetti.
In un panorama – quello dell’arte
contemporanea di ultima generazione – che
sovente sceglie la linea aspra
e roboante della provocazione e
dell’aggressione, del gigantismo
e del fuori misura, è prezioso
lo sguardo dell’artista bresciana
lanciato obliquamente sulle cose
del mondo, sulle mancanze e sulle
fragilità psichiche che
condizionano l’esistenza
umana nelle società globalizzate
e omologate dell’oggi.
Armida Gandini, con la delicatezza
e la grazia che ne contraddistinguono
tanto il lavoro quanto la persona,
ha sempre preferito, attraverso
il linguaggio della fotografia
arricchita da interventi disegnati,
immaginare anziché descrivere
la realtà, inabissarsi anziché galleggiare
sul pelo dell’acqua, contraddire
con ironia i luoghi comuni e gli
schemi fissi anziché assecondarli.
Non è un caso quindi che
l’artista abbia eletto a
campo di indagine, proprio quelle
fasi della vita – l’infanzia
o l’adolescenza – maggiormente
implicate nei processi di sconvolgimento
e riassetto delle emozioni. Metafora
di una condizione che prescinde
l’aspetto biografico delle
singole vite, l’età infantile
o post-puberale è divenuta,
soprattutto negli ultimi anni,
oggetto di attenzione e di studio
per quanti ritengono che questo
universo parallelo, fluido e in
divenire raccolga in sé le
potenzialità magnifiche
del cambiamento e il pericolo costante
delle incertezze e del disequilibrio.
L'adolescenza non è infatti
solo un momento di passaggio della
vita umana, è anche uno
stato mentale, una condizione che
si riflette prepotentemente su
lifestyle e tendenze.
Gli adolescenti sono consumatori
onnivori, instancabili, distratti
e attenti ma, allo stesso tempo,
sono creature fragili, fragilissime,
specchi in cui si riflettono le
numerose incongruenze e aporie
del mondo adulto.
Armida Gandini sposta l’attenzione
dal piano della semplice registrazione
delle abitudini, dei gusti, del
way of life delle giovanissime
al substrato percettivo ed emotivo
delle adolescenti, componendo un
ritratto ben più sottile
e meno consolatorio.
Se le precedenti immagini erano
popolate di bambine intente a rivendicare
uno spazio autonomo e indipendente
in un universo adulto e indifferente,
in questa nuova serie fotografica
dedicata all’età adolescente,
vengono a galla tutte le contraddizioni,
le impotenze, i desideri e i conflitti
di una generazione costretta dalle
contingenze a districarsi nella
realtà come un equilibrista
o un funambolo. Affiora in questi
lavori una trama fitta e perturbante
di paure e di domande a cui l’artista
da visibilità e legittimità,
ma non risposte.
La delicatezza con la quale il
punto di vista si sviluppa e realizza
delle forme creative non è figlia
di un disincanto cinico, proprio
di chi possiede una verità; è piuttosto
l’emanazione diretta di quella
ritrosia che si ha quando la partecipazione
emotiva verso le questioni dibattute è ancora
viva e scottante. Il tradimento
dei desideri, la perdita di ancoraggi
fissi, la confusione fra ideali
da realizzare e obiettivi effettivamente
perseguibili, l’implosione
delle emozioni, la ricerca di orizzonti
lontani, il tumulto emotivo e l’urgenza
di sottomettere la ragione alla
dura legge della passione, sono
voci di un dizionario dei perché esistenziali
ben più ampio e variegato
che l’immaginario di Armida
ha esplorato ripetutamente nel
tempo.
L’installazione ambientale
Rane in pancia affronta dopo le
grandi questioni della definizione
del Tempo e del Caso, quello della
Rigenerazione. Il concetto di un
tempo fluido e dinamico che rifugge
la stagnazione in vista di una
trasformazione e di una palingenesi
attiene perfettamente alle idee
di transitorietà e mutevolezza
associate all’età dell’adolescenza,
quando le possibilità si
moltiplicano e la fisionomia dei
pensieri e dei desideri muta con
la stessa velocità del corpo.
Una fanciulla, incredula di ciò che
sta accadendo dentro di lei, rivolge
lo sguardo verso se stessa, verso
il centro del suo corpo (la pancia)
dove sono stati praticati tramite
elaborazione grafica dell’immagine,
dei vuoti corrispondenti a piccoli
girini. Le creature animali non
ancora formate, non ancora adulte,
diverranno successivamente rane,
per diffondersi nello spazio della
galleria in modo anarchico e libero
sottoforma di figurine tridimensionali
realizzate con la carta.
All’immagine fabulosa e mitica
di un corpo mutante e metamorfico,
si aggiungono adesso la paura della
scoperta e l’incertezza del
cambiamento, momenti che preludono
la completezza e la piena coscienza
dell’identità.
L’installazione sottende
un pensiero complesso e articolato
- ricorrente nei lavori dell’artista
- sulla genesi del mondo e degli
esseri, colti sempre nella stagione
della muta, nella condizione del
passaggio, nell’atto di ridefinire
confini e modalità dei comportamenti.
Armida però, come si diceva
all’inizio, è incline
a cogliere il portato emotivo di
questa trasformazione, tutte le
più piccole oscillazioni
dell’anima dei suoi protagonisti,
i delicati e inquietanti sconcerti
che la psiche affronta quando il
mondo dentro o fuori di lei si
modifica.
Le semisfere trasparenti, simili
a bolle o uova che presto si dischiuderanno,
lasciano intravedere sul fondo
altre immagini di giovani ragazze
alla ricerca di un equilibrio e
di una posizione eretta che non
si raggiunge mai. Forse, quei disegni
a china impressi sulle calotte
delle semisfere raffiguranti reti,
gomitoli, creature animali, minacciano
la libertà di movimento
e di azione della fanciulle. Forse
sono limiti da valicare prima di
librarsi ragionevolmente in volo.
A volte sono ostacoli che noi stessi
interponiamo fra noi e il mondo,
a volte parole e pensieri che si
dissolvono come bolle di sapone
nell’aria.
Nel frattempo si sta, come queste
figure, sospesi, in attesa, in
pericolo, in movimento, cercando
di fare o di riempire il vuoto,
fuori e dentro, per ripartire con
slancio.
Gabriella Serusi |
|
 |
 |
|
|
 |
|
|
| Armida Gandini |
|
|
| |
|
|
|
|
|
| |
|
|
|