serena gallini
don't cry my babies


Con Serena ci eravamo lasciati tra gli sguardi di alcune fiabe segrete che,
oltre il vetro, parlavano di nostalgia e di memoria.
C'era qualcosa di morbosamente fanciullesco nella sua attitudine di allora.
Ora la ritrovo mamma matura che proietta i fantasmi di s bambina
nella dimensione domestica che vive oggi.
Sono sparite le brumose stille
che offuscavano il sopraggiungere del ricordo
ma rimasto il gioco come frammento che si ricrea al calore di un porto
raggiunto
dove la grigia solitudine ha fatto spazio ad un luminoso girotondo
sospinto solo da una piccola apprensione, che ogni mamma ha
per rendere sereno il sonno dei propri bimbi.
E' rimasto qualcosa di prepotentemente autobiografico nel suo lavoro
ma se prima era de-costrutto in un algido sequenziario
ora reincarnato in una nuova forma albina, senza pigmento alcuno,
come a volte lo sono i sogni,

Piero Cavellini

inaugurazione il 12 aprile alle ore 19
visual art
corsetto sant'agata 22 brescia italy
metropolitana ken damy vittoria
fino al 24 maggio 2014



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