Immaginare Franco staccato dalla fotografia è difficile perchè era la passione che aveva assorbito
la sua vita.
Chi entrava in quello studio di via Tosio lo sentiva, e ne subiva il fascino. Scenografia suggestiva,
quella vecchia casa del centro storico, dall'atmosfera così retrò, era la cornice perfetta per ciò che lui
amava di più: il ritratto. Non è casuale. Lui persona e lui artista erano la stessa cosa. Aveva potere
di seduzione, che naturalmente catturava chi gli stava davanti. La sua Hasselblad traduceva
semplicemente questo talento naturale nel linguaggio dello scatto. Senza fatica.
Il resto era il lungo tempo nella camera oscura per far uscire sui volti ritratti quel "senso della luce"
che già aveva realizzato durante la ripresa.
La perfezione tecnica nell'uso del viraggio seppia
dava alla fotografia quell'ultimo tocco per renderla unica, come il suo stile alla ricerca del nuovo nel passato.
Fuori dallo studio era raro vederlo senza la reflex appesa al collo. Nel gennaio 1980 si decise
per il viaggio in Perù. Scenario irripetibile per chi ama fotografare.
Franco si portò via decine e decine di scatti.
E lasciò là parte della sua anima.
Renata Di Lorenzo
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