jan saudek
antologica
a cura di ken damy





le opere


prima mostra antologica italiana di jan saudek, considerato dalla critica (e amato in maniera totale dal pubblico più eterogeneo) uno dei più grandi autori viventi a livello internazionale. tre anni fa il museo avea ospitato una piccola personale di Jan, ma è solo di fronte a quasi duecento opere, che ripercorrono tutto l'arco narrativo dell'autore, che emerge, sin dai b/n degli anni cinquanta, tutta la forza espressiva di questo genio della fotografia artistica.
(ken damy)


ci sono autori che non si possono concepire senza i luoghi in cui operano e che li esprimono: così atget non vive a parigi ma è parigi, weege non è concepibile senza new york o ansel adams senza le sue montagne incantate. prima ancora che il dato biografico lo confermi, è evidente il legame stretto che avvicina jan saudek a praga. di questa città misteriosa e magica conserva il fascino estremo: quello della storia che qui ha lasciato tracce che continuano a sopravvivere. percorri una strada e improvvisamente ti accorgi che è quasi deserta....si sente lontano lo stridio delle ruote del tram. ci salì, e mentre la vettura avanza caraccolando, ti accorgi che dai finestrini entra un po' di sole velato e lo sguardo corre ai sedili: quella famigliola che viaggia sorridendo non avrà appena abbandonato a casa stecchito gregor samsa, l'uomo - insetto generato da kafka? praga ti fa questi effetti e non potrebbe essere altrimenti per una città che nella stessa piazza mette a confronto il movimento goffo dei personaggi dell'orologio della torre e la ieratica immobilità del monumento a huss. saudek, sintomaticamente, da praga si muove pochissimo. non lo scalfiscono le cattiverie di un regime di burocrati, la repressione del bel sogno di una primavera sessantottina, il dichiarato ostracismo istituzionale. il suo mondo è in uno studio abitato da mostri buoni come quelli pensati da ariosto, da corpi capaci di dar vita a storie incredibili di affetto e di sesso, di fascinazione e di repulsioni, di muscoli elastici e di carni cadenti. tutto è un teatro (e praga, oltre ad avere molti luoghi dove si recita, è essa stessa un grande teatro) ed è forse per questo che saudek realizza delle immagini in bianconero per poi colorarle a mano con risultati magnifici che ricordano i fondali. per questo una delle serie più belle è ambientata nello studio davanti a una finestra che si apre sul cielo azzurro davanti a cui corpi posano impudicamente come di fronte a un pubblico immaginario. ma non sono corpi quelli che vediamo rappresentati perchè, come saudek ha detto di se stesso "la mia vera attività è ritrarre le anime".
(roberto mutti)


le fotografie esposte sono in vendita


per informazioni: info@museokendamy.com


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