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all'interno del pur composito panorama artistico
contemporaneo la riflessione sul rapporto tra il
tempo passato e quello presente e sulla mutata
elaborazione individuale dello scorrere del tempo
si é, soprattutto negli ultimi anni, e in
concomitanza con il passaggio chiave da un
millennio all'altro, concentrata sulle
possibilità offerte sia in chiave
tecnologico-scientifica che sotto l'aspetto della
super-accelerazione delle comunicazioni - dunque
sull'annullamento del rapporto spazio temporale
tradizionale in favore di modelli diversi di
passaggio da un tempo all'altro e sulla
contaminazione selvaggia, tipica della
postmodernità, tra elementi provenienti da
epoche classiche o arcaiche e dall'immenso bacino
letterario e cinematografico di stampo
fantascientifico. l'attenzione collettiva si
é, in breve, concentrata più sul
rapporto tra presente e futuro che
sull'elaborazione del proprio passato individuale e
sulle implicazioni che ne derivano a livello
sociale e collettivo.
anche nello specifico dell'arte contemporanea, il
tema della memoria é stato, negli ultimi
anni, fatalmente accantonato o quantomeno tenuto in
secondo piano rispetto ad altre tematiche
considerate più "attuali" o di maggior
impatto dal punto di vista mediatico o
mercantile.
in questo contesto, il lavoro gi giovanni sesia si
configura in netta controtendenza sia dal punto di
vista delle tematiche affrontate, che da quello dei
referenti poetici che, infine, da quello del
linguaggio adottato e delle sue implicazioni
simboliche. quello di sesia é un lavoro che
parte, come spesso avviene nella ricerca artistica,
da un incontro casuale: quello dell'artista con una
serie di fotografie dimenticate nei sottoscala di
un ospedale psichiatrico. l'incontro, fortemente
suggestivo dal punto di vista simbolico, tra
l'immaginario poetico di sesia e la serie di
"reperti umani" lasciati alla deriva dall'incuria
burocratico-ospedalizia, "salvati" dall'oblio
grazie alla funzione maieutica e riparatrice del
gesto artistico, ha assunto nel lavoro di sesia il
senso di una vera epifania capace di aprire le
porte della coscienza a una diversa percezione
dello scorrere del tempo e della memoria.
per sesia infatti il lavoro basato sulle foto dei
"matti" non é, come ci tiene lui stesso a
precisare, una ricerca strettamente "sociale"
né tantomeno politica sul rapporto tra la
cosiddetta normalità e la follia, quanto
piuttosto una metafora del rapporto di ognuno di
noi con le icone del proprio passato e dunque con
la capacità di elaborazione o di
mimetizzazione e di negazione - della propria
memoria storica e individuale.
anche il linguaggio utilizzato dall'artista, un mix
di fotografia dalle forti suggestioni pittoriche e
di pittura contaminata da una serie di folli e
invadenti grafismi privi di significato apparente
che ricordano certe esperienze di scrittura
autonoma surrealista, é significativo per
riappropriarsi, in maniera coinvolgente, panica,
priva di filtri e sottintesi culturali, del
significato anche "politico" del valore della
memoria.
gli sguardi nascosti sotto un flusso di parole
senza capo né coda e sotto il filtro
straniante della pittura potrebbero essere,
indifferentemente, quelli dei deportati ai
auschwitz, quelli dei morti civili delle infinite
guerre che hanno insanguinato e continueranno
sempre a insanguinare il pianeta, quelli dei nostri
avi sepolti sotto il peso dell'oblio familiare o
quelli, appunto, degli ospiti di una qualche casa
di cura per l'igiene mentale da cui l'artista li ha
recuperati.
di fatto, sono il simbolo di un naufragio - il
naufragio di un'umanità sottoposta ai colpi
di un tempo che scorre sempre più veloce
travolgenso certezze, identità individuali,
sogni personali e collettivi. un naufragio da cui
solo la forza creatrice e alchemica di una pittura
coinvolgente, "sporca" quanto basta per rifuggire
da ogni ammiccamento verso le tendenze più
fredde e concettuali di tanta arte recente,
mescolata ai ready made fotografici e in certi casi
a vere e proprie operazioni di recupero delle
proprie memorie familiari (la guzzi del padre, con
tanto di straccio per preservarla dalla polvere
sotto la quale é rimasta adagiata per
più di trent'anni nel garage di casa, tanto
per fare l'esempio più eclatante) può
sperare, metaforicamente, di riscattarci.
( alesssandro riva )
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